2/12/2020

Epatiti virali e coronavirus: primi segnali di impatto?


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SEIEVA è una sorveglianza speciale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, attiva dal 1985, che affianca il Sistema Informativo delle Malattie Infettive. L'obiettivo è descrivere l’epidemiologia delle epatiti virali acute in Italia per tipo specifico e analizzare l’impatto di interventi sanitari e di altri eventi rilevanti sulla dinamica degli andamenti epidemiologici nel lungo periodo, attraverso la stima dell’incidenza e l’analisi dei principali fattori di rischio associati all’infezione.

Nel bollettino di SEIEVA che riporta i dati dei primi 6 mesi del 2020, viene rilevato che il numero di casi di epatite virale, indistintamente per tutti i tipi, è basso (minimo negli ultimi 5 anni), con una netta flessione a partire da marzo 2020. I grafici sottostanti presentano un confronto tra le notifiche di epatite A, B, C ed E dei primi 6 mesi del 2019 e quelle relative ai primi 6 mesi del 2020.

Come noto, i primi mesi del 2020 sono stati pesantemente contraddistinti dalla diffusione in Italia e nel mondo dell’infezione da nuovo Coronavirus (SARS-CoV-2), pertanto non è possibile prescindere da questo nell’analisi dei dati delle altre sorveglianze di malattia infettiva. Per quanto riguarda l’impatto che le misure adottate per contenere la trasmissione di SARS-CoV-2 possano avere avuto sulla diffusione di epatiti virali, è difficile e prematuro poter trarre delle conclusioni, considerando innanzitutto che l’incubazione delle epatiti a trasmissione parenterale può durare fino a 6 mesi.

È indubbio invece che l’interesse massimo sulla pandemia possa aver distratto l’attenzione su altre patologie, anche per ciò che riguarda la diagnostica e la conseguente notifica. Questi spunti di riflessione potranno essere approfonditi a seguito del consolidamento dei dati 2020 e dell’analisi definitiva che confermeranno o meno una reale diminuzione dei casi.

epatiti 2020 primo semestre


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