4/4/2024

Deprescrivere i farmaci può talvolta portare a risultati migliori

Ageing Research Reviews
La deprescrizione sembra essere un intervento efficace per ridurre i farmaci potenzialmente inappropriati e gli eventi avversi nelle politerapie.

Multimorbilità, politerapie e farmaci potenzialmente inappropriati

L’aumento dell’aspettativa di vita e la presenza tra gli anziani di multimorbilità, associate a linee guida che suggeriscono regimi terapeutici composti da più farmaci per patologie comuni (ad es. ipertensione, diabete, insufficienza cardiaca), ha portato alla comparsa di complessi regimi polifarmacologici.

I dati della letteratura evidenziano che un terzo delle persone di età superiore ai 65 anni convive con multimorbilità e assume regolarmente cinque o più farmaci (“polypharmacy”), percentuale che aumenta al 50% negli over 85.

La politerapia è spesso associata ad un aumento del rischio di reazioni avverse ai farmaci (ADRs) che possono causare ospedalizzazione, lesioni da caduta, fragilità e mortalità.

La possibilità che si verifichino problemi legati ai farmaci è maggiore nelle persone anziane, a causa dei cambiamenti nella farmacocinetica e nella farmacodinamica, come la ridotta funzionalità epatica e renale, del prolungato tempo di emivita prima dell’eliminazione e dell’aumento della sensibilità ai farmaci: tutti fattori, che hanno dimostrato di essere associati ad un aumento del rischio di ADRs.

Per questo motivo, Stevenson e colleghi hanno suggerito nel 2019 che è necessario un approccio ampio per affrontare le ADRs e che il danno correlato al medicinale (drug-related harm) dovrebbe essere trattato come una sindrome geriatrica.

Tra i vari farmaci prescritti alle persone anziane, quelli che comportano un rischio di reazioni avverse ai farmaci (ADRs) che superano i benefici attesi, sono classificati come farmaci potenzialmente inappropriati (PIMs). I PIMs sono definiti quindi come “farmaci che dovrebbero essere evitati a causa del loro rischio che supera il loro beneficio e quando esistono alternative ugualmente o più efficaci ma disponibili con un rischio inferiore”.

La deprescrizione

Una strategia per risolvere il problema della politerapia e dei PIMs è la revisione delle terapie farmacologiche e quindi la deprescrizione di farmaci.

La deprescrizione è generalmente definita come un processo sistematico di sospensione del farmaco, riduzione graduale o addirittura sostituzione di farmaci inappropriati, supervisionato da un operatore sanitario, con l’obiettivo di gestire la politerapia e migliorare i risultati (Thompson e Farrell, 2013).

La deprescrizione è un intervento importante in diversi ambiti della medicina, ma la letteratura a sostegno di tale pratica è ancora contrastante.

Effetti in vari contesti di cura

Gli autori di una recente review hanno mirato a individuare l’ampiezza dei risultati riportati e valutare la forza dell’evidenza dell’uso della deprescrizione per gli esiti sanitari.

E’ stata effettuata una ricerca in Medline, Scopus e Web of Science fino al 1 novembre 2023 e realizzata una revisione generale (umbrella review) delle revisioni sistematiche sull'uso della deprescrizione.
La classificazione delle evidenze è stata effettuata utilizzando il GRADE per gli studi di intervento, mentre i dati riguardanti le revisioni sistematiche sono stati riportati come risultati narrativi.
Dei 456 articoli evidenziati dalla ricerca, sono state incluse 12 revisioni sistematiche (6 con meta-analisi) per un totale di 231 studi randomizzati e 44.193 pazienti.

In qualsiasi contesto, la deprescrizione è stata in grado di ridurre significativamente il numero di farmaci totali e potenzialmente inappropriati (PIMs) nei pazienti più anziani (bassa certezza dell’evidenza) e di ridurre la percentuale di pazienti che potenzialmente potevano averne diversi o PIMs (moderata certezza dell’evidenza).

In comunità, supportata da un’elevata certezza delle prove, la deprescrizione non si è rivelata più efficace delle cure standard nel ridurre le cadute traumatiche, le eventuali cadute o il numero di cadute.

Nelle case di cura, la deprescrizione era associata a PIMs significativamente inferiori rispetto alle cure standard (certezza dell’evidenza molto bassa).

Nelle situazioni di fine vita, la deprescrizione ha ridotto significativamente il tasso di mortalità di circa il 41% (elevata certezza dell’evidenza).

La deprescrizione è un intervento promettente in diversi contesti e situazioni, ma esistono ancora notevoli lacune nella letteratura riguardo ai suoi effetti su risultati sostanziali, come la prevenzione delle cadute.
Sono necessarie ulteriori ricerche in questo ambito per fornire una comprensione più completa di più ampi vantaggi della deprescrizione.

Per saperne di più:

Efficacy of deprescribing on health outcomes: An umbrella review of systematic reviews with meta-analysis of randomized controlled trials.
Veronese N, Gallo U, Boccardi V, Demurtas J, Michielon A, Taci X, Zanchetta G, Campbell S, Chiumente M, Venturini F, Pilotto A. Ageing Res Rev. 2024 Feb 15:102237. doi: 10.1016/j.arr.2024.102237. Epub ahead of print. PMID: 38367812.

Accesso per Nbst da www.sciencedirect.com

Per approfondire:

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