13/4/2022

Quanti sono i casi di COVID-19 nel mondo? Stima delle infezioni globali, regionali, nazionali e dati italiani

www.thelancet.com
Un editoriale pubblicato da The Lancet, ci offre una sintesi e alcune riflessioni sulla metodologia utilizzata nello studio di Ryan Barber e colleghi, per stimare le infezioni globali, regionali e nazionali di SARS-CoV-2.

Il conteggio dei casi segnalati ha rappresentato la metrica chiave per monitorare la pandemia di COVID-19. Tuttavia, sin dall'inizio, è stato chiaro che i casi segnalati rappresentavano solo una percentuale di tutte le infezioni da SARS-CoV-2.

In The Lancet, Ryan Barber e colleghi, scrivendo a nome dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, riportano una serie completa di stime globali e specifiche per località delle infezioni da SARS-CoV-2 e della proporzione della popolazione infetta per 190 paesi e territori fino al 14 novembre 2021.

Gli autori hanno utilizzato un nuovo approccio, combinando i dati di casi e decessi segnalati, decessi in eccesso attribuibili a COVID-19, ricoveri e indagini sulla sieroprevalenza per produrre stime più solide nel tentativo di ridurre al minimo i bias.

Secondo i risultati del team di Barber, un numero impressionante di persone circa 3,39 miliardi (95% intervallo di incertezza 3,08–3,63) ovvero il 43,9% (39,9–46,9) della popolazione mondiale, si stima sia stato infettato una o più volte tra marzo 2020 e novembre 2021. Sorprendentemente, ciò avveniva prima che la variante Omicron (B.1.1.529), altamente trasmissibile, spaziasse per il globo.

Queste stime delle infezioni totali sono molto diverse dal numero di casi segnalati, che si attestava a 254 milioni al 14 novembre 2021.

Lo studio evidenzia anche vaste discrepanze regionali, dipingendo un quadro molto diverso da quello fornito dai casi segnalati. Si potrebbe concludere dai case report, che l'incidenza cumulativa più alta è stata osservata in Europa e Nord America e la più bassa in Africa.

Tuttavia, questo studio ha stimato che il 70,5% (61,6–75,9) della popolazione dell'Africa sub-sahariana è stato infettato da SARS-CoV-2, rispetto al 30,9% (28·8–32· 8) della popolazione del Nord America ad alto reddito.

Alla base di questa apparente inversione di schemi ci sono forti differenze nel rilevamento dei casi; meno dell'1% delle infezioni è stato segnalato come casi nell'Africa sub-sahariana, mentre quasi la metà è stata segnalata nell'America settentrionale. È fondamentale che questa sottostima sia considerata quando confrontiamo l'impatto della pandemia e l'efficacia delle risposte tra le nazioni.

Vale anche la pena di riflettere sui risultati tecnici nell'integrazione dei dati che sono alla base di queste nuove stime.
I ricercatori che fanno capo a Barber sono stati in grado di stimare le infezioni cumulative a livello nazionale e subnazionale integrando una serie di fonti di dati. Ogni singolo set di dati - indagini sierologiche trasversali e serie temporali di casi, ricoveri e decessi - ha un valore limitato e un bias intrinseco di per sé. I sondaggi sierologici sono di qualità molto variabile, la segnalazione dei decessi è incompleta e molti esiti non sono stratificati in modo affidabile per età o altre variabili chiave come sesso, razza e stato vaccinale.

Nonostante le sfide nell'integrazione dei dati su questa scala e con questa diversità di fonti, lo studio consente confronti oggettivi sul livello di infezione in un ambiente e può, ad esempio, guidare un targeting più ottimale dei vaccini.

La figura 3 nello studio di Barber e colleghi ci presenta la proporzione cumulativa della popolazione infettata da SARS-CoV-2 almeno una volta entro il 14 novembre 2021, per paese e territorio.
Il primo livello amministrativo è mappato per i paesi che sono modellati a quel livello e hanno una popolazione superiore a 100 milioni.

infezioni covid mondo

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I dati dell’Italia risultanti dallo studio

I dati sono inseriti nella tavola che riporta il “totale cumulativo di decessi COVID-19, infezioni, percentuale della popolazione infetta, rapporto infezione-rilevamento, rapporto infezione-ricoveri in ospedale e rapporto infezione-mortalità fino al 14 novembre 2021, per località”.

infezioni covid italia
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Attenzione a parlare d’immunità nella popolazione

Sebbene le stime della percentuale di popolazione mai infettata forniscano informazioni sull'impatto cumulativo e sulla fase attuale dell'epidemia in ciascuna località, dovremmo essere cauti nel non confondere la proporzione della popolazione mai infettata con l'immunità a livello di popolazione.

La proporzione mai infettata, combinata con la copertura del vaccino, è stata proposta come metrica per valutare se abbiamo raggiunto un'immunità di popolazione sufficiente per fermare la trasmissione diffusa nella comunità. Tuttavia, con nuove varianti che sfuggono all'immunità, la diminuzione dell'immunità e la distribuzione ineguale della vaccinazione, definire l'immunità a livello di popolazione è complesso.

La ricerca di Barber e colleghi ha stimato l'immunità della popolazione nel modo più semplice possibile: supponendo che le persone precedentemente infette fossero immuni, la vaccinazione è stata distribuita in modo casuale e l'immunità non diminuita. Significativamente, questa metrica non era inversamente correlata con la trasmissione della comunità (cioè il numero riproduttivo variabile nel tempo), dimostrando che un approccio così semplice non fornisce una misura appropriata dell'immunità della popolazione.

Una misura più affidabile considererebbe il rapporto tra declino, il potenziamento da esposizioni multiple, il non casuale uptake del vaccino, la diversa risposta immunitaria tra i gruppi di età e l'immunità incrociata.

Pertanto, si potrebbe sostenere che la proporzione della popolazione mai infettata non è più una metrica significativa dell'immunità della popolazione.

I quesiti aperti e le conclusioni dell’editoriale

  • Gli stessi flussi di dati per dedurre l'incidenza cumulativa possono essere utilizzati per affrontare questioni epidemiologiche più urgenti, come la gravità delle nuove varianti?
  • In che misura le infezioni pregresse nella popolazione, in termini di tempi e varianti, proteggono dall'infezione e dalla malattia grave per le nuove varianti?
  • Di conseguenza, in che modo i layers di immunità indotta da vaccino e da virus si combinano per conferire protezione alla popolazione?
Forse la cosa più importante in questo momento della pandemia, è identificare le sottopopolazioni che rimangono suscettibili a gravi malattie e morte.

I test sierologici combinati con la sorveglianza della morbilità e della mortalità e il monitoraggio dettagliato della copertura vaccinale sono essenziali per identificare i gruppi privi di immunità dalla vaccinazione o da una precedente infezione.

L'integrazione dei dati consente al tipo d’informazioni offerte dal gruppo di Barber di supportare la fase successiva di risposta alla pandemia: dovremmo sostenere questo sforzo.


Per saperne di più:

quadratino How to interpret the total number of SARS-CoV-2 infections
Shioda K, Lopman B. Lancet. 2022 Apr 8:S0140-6736(22)00629-8. doi: 10.1016/S0140-6736(22)00629-8. Epub ahead of print. PMID: 35405083.

quadratino Estimating global, regional, and national daily and cumulative infections with SARS-CoV-2 through Nov 14, 2021: a statistical analysis
COVID-19 Cumulative Infection Collaborators. Lancet. 2022 Apr 8:S0140-6736(22)00484-6. doi: 10.1016/S0140-6736(22)00484-6. Epub ahead of print. PMID: 35405084.

Per approfondire:

quadratino Leggi anche la nostra news Il bilancio globale delle vittime della pandemia potrebbe essere tre volte superiore ai numeri ufficiali (11 marzo 2022)

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