27/5/2022

Reinfezioni, rischio 18 volte maggiore durante la fase Omicron rispetto a Delta. I dati italiani

www.eurosurveillance.org
Uno studio pubblicato da poco su Eurosurveillance ha ricercato i fattori di rischio associati alle reinfezioni da SARS-CoV-2 in Italia tra agosto 2021 e marzo 2022.

E’ stato rilevato un aumento di 18 volte del rischio di reinfezione durante la fase Omicron (BA.1) rispetto alle precedenti fasi epidemiche caratterizzate dalla predominanza della variante Delta o da un mix delle varianti Delta e Omicron.

Al contrario, il rischio di una grave reinfezione che porta al ricovero o alla morte è apparso ridotto durante il periodo di circolazione predominante della variante Omicron.

I risultati dello studio sono coerenti con quelli di altri studi che suggeriscono che Omicron può eludere meglio l'immunità precedente, ma è meno frequentemente associata a gravi esiti clinici.

Indipendentemente dalla variante, essere non vaccinati è stato il fattore di rischio più rilevante per reinfettarsi. La vaccinazione è stata infatti identificata come un fattore protettivo, in particolare per i vaccinati con almeno una dose entro 120 giorni.

Sebbene l'età avanzata (≥60 anni) fosse un fattore di rischio per la malattia grave, l'elevata copertura vaccinale raggiunta in questa fascia di età ha svolto un ruolo protettivo contro il rischio di qualsiasi reinfezione.

Una precedente grave infezione è emersa come un fattore di rischio indipendente per grave reinfezione. Ciò potrebbe essere interpretato come proxy di una maggiore vulnerabilità (ad esempio a causa di malattie preesistenti).

Sebbene ciò suggerisca che la vulnerabilità del paziente e l'età siano entrambi predittori di un rischio di grave reinfezione, gli autori dello studio evidenziano di non essere in grado di districare il ruolo della sola età dalla vulnerabilità del paziente (che tende ad aumentare con l'età) o ipotizzare se una maggiore vulnerabilità funga da predittore di grave reinfezione rispetto alla sola età.

Nei cittadini non italiani rispetto agli italiani si è osservato un rischio ridotto di qualsiasi reinfezione da SARS-CoV-2, ma un rischio più elevato di sviluppare una grave reinfezione. Come suggerito da un precedente studio condotto in Italia, la diagnosi insufficiente e il ritardo nella diagnosi potrebbero in parte spiegare la minore incidenza, ma in questo gruppo di popolazione si osservano esiti clinici peggiori.

La tabella 1 mostra i rapporti dei tassi (aggiustati) di incidenza della reinfezione da SARS-CoV-2 in Italia, dal 24 agosto 2021 al 6 marzo 2022 (n=249.121).
tabella1
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La tabella 2 sintetizza i rapporti di rischio (aggiustati) di incidenza cumulativa per SARS-CoV-2 grave entro 28 giorni dalla reinfezionein Italia, dal 24 agosto 2021 al 6 marzo 2022 (n=206.013a).
tabella2Apri la tabella in una risoluzione maggiore

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Vedere Figura 1 e sezione 1 del Supplemento per i criteri di inclusione. Il numero di reinfezioni dipende dal periodo di studio. Per stimare il rischio di qualsiasi reinfezione è stato considerato un periodo di studio che andava dal 24 agosto 2021 al 6 marzo 2022. Per tenere conto della progressione della malattia entro 28 giorni dalla reinfezione, il periodo di studio per la stima del rischio di SARS-CoV -2, la reinfezione che ha portato al ricovero o alla morte (reinfezione grave) è stata censurata il 6 febbraio 2022. Dal 24 agosto 2021 al 6 marzo 2022 sono state notificate 249.121 reinfezioni, mentre 206.013 è il numero di reinfezioni notificate dal 24 agosto 2021 al 6 febbraio 2022.
b Fasi epidemiche: Delta: 24 agosto–5 dicembre 2021; transizione: 6 dicembre 2021–2 gennaio 2022; Omicron: 3 gennaio–6 febbraio 2022.

Limiti dello studio

Gli stessi autori evidenziano i limiti del loro studio.

In primo luogo, il tempo di osservazione delle infezioni gravi nella fase Omicron più recente, è breve rispetto a quello della fase Delta.
Tuttavia, viene ritenuto che ciò non abbia influito molto sulla precisione delle stime perché, nonostante i tempi di follow-up più brevi, tra dicembre 2021 e gennaio 2022 si è verificato in Italia un numero molto elevato di infezioni rispetto ai periodi precedenti.

In secondo luogo, poiché i dati non includevano informazioni su possibili decessi avvenuti per cause non correlate a COVID-19, è probabile che il rischio di reinfezione sia sottostimato per le persone di età superiore ai 60 anni.

Infine, non è stato possibile effettuare aggiustamenti (adjustment) per co-morbilità (es. disturbi immunitari) e terapie (es. anticorpi monoclonali, farmaci antivirali), fattori che potrebbero influenzare le caratteristiche o la durata della risposta immunitaria naturale o acquisita.


Per saperne di più:

quadratino Risk and protective factors for SARS-CoV-2 reinfections, surveillance data, Italy, August 2021 to March 2022.
Sacco C, Petrone D, Del Manso M, Mateo-Urdiales A, Fabiani M, Bressi M, Bella A, Pezzotti P, Rota MC, Riccardo F; Italian Integrated Surveillance of COVID-19 study group. Euro Surveill. 2022 May;27(20). doi: 10.2807/1560-7917.ES.2022.27.20.2200372. PMID: 35593164.

Per approfondire:

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