17/1/2024

COVID-19 e long COVID: infortuni sul lavoro o malattie professionali?

Occupational & Environmental Medicine; Eurostat
Il 30 gennaio 2020 l’OMS dichiarò l’epidemia da SARS-CoV-2 un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale. A quel tempo in Cina c’erano quasi 8.000 casi confermati e più di 12.000 casi sospetti. Il virus si era diffuso anche ad altri paesi, poiché si contavano già 83 casi in 18 paesi.

Le fasi iniziali della pandemia e il rischio di trasmissione in ambito occupazionale

Tutti i paesi furono informati che si sarebbe potuta verificare un’ulteriore diffusione internazionale dei casi e che avrebbero dovuto prepararsi al contenimento, alla sorveglianza attiva, alla diagnosi precoce, all’isolamento e alla gestione dei casi, al tracciamento dei contatti e alla prevenzione della successiva diffusione del virus.

Nonostante i grandi interventi di sanità pubblica, compresi i lockdown ad ampio raggio, il virus si diffuse rapidamente in tutto il mondo e fu dichiarato pandemico dall’OMS l’11 marzo 2020.
A quel punto si contavano già più di 118.000 casi in 114 paesi e 4.291 decessi in tutto il mondo; con 20.000 casi confermati e quasi 1.000 decessi, la regione europea era al centro della pandemia.

Durante le prime fasi della pandemia, le modalità di trasmissione del virus non erano pienamente comprese per attuare misure organizzative efficaci, la disponibilità di dispositivi di protezione individuale (DPI) efficaci era scarsa, i test, la tracciabilità e la quarantena erano limitati e non esisteva un vaccino efficace.

Alcuni settori economici o occupazioni rappresentavano un rischio più elevato di esposizione e infezione da SARS-CoV-2, in particolare quelli con stretto contatto con persone malate nelle istituzioni sanitarie, o un’alta probabilità di stretto contatto con colleghi o clienti infetti. 

I cosiddetti lavoratori “essenziali”, il cui lavoro era essenziale durante il lockdown per garantire la continuità di funzioni prioritarie, non potevano lavorare da casa e tendevano a svolgere attività in settori in cui i contatti frequenti e talvolta stretti con le persone infette erano parte del loro lavoro. I “lavoratori essenziali” includono quelli del settore sanitario, dei servizi di protezione, degli addetti alla manutenzione e altri.

Se i lavoratori sono infettati durante il lavoro, COVID-19 dovrebbe essere riconosciuto come malattia professionale (occupational disease - OD) o infortunio sul lavoro (occupational injury - OI) per compensare le conseguenze negative. Ben presto infatti i primi paesi presero in considerazione l’idea di riconoscere COVID-19 come malattia professionale o infortunio sul lavoro.

Lo scopo di uno studio recentemente pubblicato è stato quello di presentare una panoramica relativa al riconoscimento di COVID-19 come OD o OI in Europa, fornendo dettagli sui diversi criteri di riconoscimento in ciascun Paese e sui rispettivi benefici compensativi.

COVID come malattia professionale o infortunio sul lavoro: uno studio europeo

Omega-Net, una rete per il coordinamento e l'armonizzazione delle coorti professionali europee, è un'azione finanziata dalla Commissione europea COST, che conta circa 300 partecipanti provenienti da 37 paesi della regione europea dell'OMS. Nel novembre 2020, all'interno di Omega-Net è stato formato un gruppo di lavoro sul COVID-19 per indagare sugli aspetti occupazionali della pandemia.
Uno degli obiettivi era quello di sviluppare una sintesi descrittiva sull’attuale legislazione nazionale sul COVID-19 di origine professionale.

Un questionario di 19 voci (appendice supplementare online 1) fu sviluppato dal gruppo di lavoro nel corso di diversi incontri virtuali, basandosi sull’esperienza dei sistemi di medicina del lavoro (sistema a liste vs aperto) e sulla comprensione in evoluzione di COVID-19.

In un sistema di liste per il riconoscimento delle malattie professionali, viene stabilito un elenco predefinito di malattie specifiche e, affinché una malattia possa essere riconosciuta come professionale, deve soddisfare una delle condizioni di tale elenco. Le malattie elencate sono tipicamente quelle che hanno un'associazione ben consolidata e scientificamente riconosciuta con determinate esposizioni professionali. Questo sistema garantisce chiarezza e semplicità nel processo di riconoscimento, ma potrebbe non comprendere tutte le potenziali OD, in particolare quelle che non sono state ancora ampiamente studiate o documentate.

In un sistema aperto per il riconoscimento delle malattie professionali, è necessario fornire prove scientifiche del legame tra una specifica malattia e l'ambiente di lavoro. Questo sistema consente il riconoscimento di una gamma più ampia di malattie in relazione a determinate esposizioni professionali. Gli esperti medici e le prove scientifiche svolgono un ruolo cruciale nel determinare se una particolare malattia è correlata al lavoro. Il sistema aperto tende ad essere più flessibile e adattabile ai rischi sanitari emergenti man mano che vengono scoperte nuove connessioni tra condizioni di lavoro e malattie.

Il questionario digitale (software Qualtrics XM) fu testato e perfezionato prima della raccolta dei dati.

Per una copertura completa dei paesi della regione europea dell’OMS, furono identificati esperti di medicina del lavoro all’interno e all’esterno della rete Omega-Net. Nel dicembre 2020, l'indagine fu inviata via e-mail a esperti con rilevanti affiliazioni e ruoli autorevoli nelle unità di medicina del lavoro delle università o negli istituti nazionali per la salute occupazionale.
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A causa dell’evoluzione dinamica della pandemia, gli stessi esperti sono stati ricontattati nell’ottobre 2021 e nell’aprile 2022 per chiarire e confermare alcune risposte ai fini della qualità dell’indagine.

I risultati degli esperti aggiornati al 2022

Esistono grandi differenze tra i sistemi nazionali per quanto riguarda il riconoscimento di malattie e infortuni occupazionali: il 40% dei paesi ha un sistema a liste, il 57% un sistema misto e un paese un sistema aperto.

Nella maggior parte dei paesiCOVID-19 può essere riconosciuto come malattia professionale (57%).

In quattro paesi, tra cui l’ItaliaCOVID-19 può essere riconosciuto come infortunio sul lavoro (11%), e in sette paesi come l'uno o l'altro (20%). In due paesi ad oggi non è possibile alcun riconoscimento (vedi figura 1).



Trentadue paesi (91%) riconoscono il COVID-19 come malattie e infortuni occupazionali tra gli operatori sanitari.

Lavorare in determinati luoghi è considerato prova di esposizione professionale in 25 paesi, il contatto con un collega con infezione confermata in 19 paesi e il contatto con utenti con infezione confermata in 21 paesi (vedi tabella 1). Le tre prestazioni compensative più comuni per il COVID-19 come OI/OD sono la pensione di invalidità, il trattamento e la riabilitazione (vedi tabella 2).

Nella maggior parte dei paesi (57%), un test PCR positivo è considerato prova di malattia (vedi figura 3).

Il riconoscimento di long Covid come malattia professionale è possibile in 26 paesi (vedi figura 2).


COVID-19 può essere riconosciuto come infortunio o malattia occupazionale nel 94% dei paesi europei che hanno completato questo sondaggio, tra diversi sistemi di sicurezza sociale e di medicina del lavoro integrati.

Nella maggior parte dei paesi, COVID-19 può essere riconosciuto negli operatori sanitari, ma esistono notevoli variazioni rispetto ad altri criteri di riconoscimento.

Esiste un migliore accordo sui principali benefici compensativi (cure, riabilitazione, congedo per malattia di lunga durata interamente retribuito, pensione di invalidità), sebbene possano esserci importanti differenze tra i paesi nel livello dei benefici.

Sebbene la maggior parte dei paesi europei facciano parte dell’UE, c’è ancora molta strada da fare per armonizzare i sistemi nazionali per il riconoscimento delle OD/OI. L’esperienza del COVID-19 con la sua rapida e ampia diffusione ha evidenziato queste differenze.

Poiché nella maggior parte dei paesi è stato richiesto un test positivo, la cessazione dei test e del tracciamento nella maggior parte dei paesi avrà un impatto sulla capacità di ottenere un risarcimento per COVID-19, che dovrebbe essere considerato nei criteri.

L’indagine Eurostat sulla natura professionale di COVID

Anche Eurostat nel novembre 2020 ha lanciato un’indagine sulla possibilità di riconoscere la natura professionale del COVID-19 in Europa e continuare a ricevere informazioni aggiornate sull’argomento.
La copertura geografica comprendeva i 27 Stati membri, la Norvegia e la Svizzera.

L’indagine mostrava che in tutti i paesi era stato preso in considerazione il rischio professionale di COVID-19. Tuttavia, esistevano alcune differenze nelle modalità pratiche di riconoscimento di questo rischio. Tali differenze riguardavano, tra l'altro, il modo in cui era esaminata la pratica (vale a dire come infortunio sul lavoro e/o malattia professionale) e i settori e le occupazioni interessati da questo eventuale riconoscimento (limitatamente al settore sanitario o estesa a una più ampia gamma di settori).

L’ultimo rapporto statistico presenta le norme giuridiche nazionali e riflette la situazione dell'ottobre 2022.

Dal report emerge che la malattia professionale è la forma di riconoscimento più frequente in 16 Stati membri (Bulgaria, Cipro, Croazia, Repubblica ceca, Estonia, Francia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania,Slovacchia e Svezia) e che anche in Svizzera e Norvegia.

Tre Stati membri – Italia, Slovenia e Spagna – riconoscono il Covid-19 come un infortunio sul lavoro.

Sei Stati membri – Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Lettonia e Finlandia – riconoscono il COVID19 come infortunio sul lavoro o malattia professionale, a seconda dei criteri nazionali.

In due Stati membri – Grecia e Irlanda – il COVID-19 può essere associato al lavoro, ma non è precisato se può considerarsi infortunio sul lavoro o malattia professionale (vedi figura 1).



Nel report sono presenti specifiche tavole di sintesi della situazione di riconoscimento in vari Stati:
  • tabella 1 COVID-19 come malattia professionale in specifici settori economici e occupazioni
  • tabella 2: COVID-19 come infortunio sul lavoro in specifici settori economici e occupazioni
  • tabella 3: COVID-19 di origine professionale in specifici settori economici e occupazioni.
La tabella 4 riporta i “criteri di riconoscimento e classificazione di COVID-19”. La tavola riflette le risposte fornite dai paesi all'indagine e gli aggiornamenti ricevuti. Le risposte sono raggruppate in base alla loro classificazione nelle varie forme di riconoscimento dal punto di vista giuridico e statistico.

COVID-19, criteri di riconoscimento in Italia

Criterio di riconoscimento: incidente sul lavoro

L’attuale pandemia espone gli operatori sanitari a un rischio significativo di contrarre COVID-19.
Di conseguenza, queste categorie sono tutelate dall'INAIL (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, INAIL) in quanto esiste un presupposto che abbiano contratto il virus sul lavoro.
L'INAIL ha esteso questa presunzione ad altre categorie di lavoratori che sono in costante contatto con il pubblico (ad esempio: addetti al front office, cassieri, addetti alle vendite/banchieri, assistenti tecnici, personale di supporto, personale addetto alle pulizie, personale delle strutture sanitarie, personale di ambulanze e autotrasportatori, ecc.).

Tuttavia, sia nel caso degli operatori sanitari che delle altre professioni a rischio, l'INAIL può acquisire ulteriori informazioni al fine di escludere altre cause di infezione non legate al lavoro. La valutazione medico-legale relativa al diritto alla tutela del lavoratore, si basa su criteri epidemiologici e clinici, su prove anamnestiche e indiziarie, nonché sull'esclusione di altre cause di infezione non legate al lavoro.
Anche il contagio nel percorso per e dal lavoro a casa, rientra nella tutela assicurativa prevista dall’INAIL. Ciò dipende dai risultati di un'indagine sui mezzi di trasporto, il percorso e la frequenza del viaggio.

[N.d.R. Ricordiamo comunque che vi possono essere state delle variazioni nella legislazione dei vari Stati, successive a quanto sopra riportato.
Nel novembre 2022 la Commissione Europea ha raccomandato di riconoscere COVID-19 come malattia professionale in determinati settori e durante una pandemia.]


Per saperne di più:

Recognition of COVID-19 with occupational origin: a comparison between European countries
Nys E, Pauwels S, Ádám B, et al. Occup Environ Med. 2023 Nov 20:oemed-2022-108726. doi: 10.1136/oemed-2022-108726. Epub ahead of print. PMID: 37984917

quadratino Eurostat. Possibility of recognising COVID-19 as being of occupational origin at national level in EU and EFTA countries - 2022 edition (20 dicembre 2022. Sito consultato il 22 novembre 2022)

Per approfondire:

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